Sabato, 23 settembre 2017

Il meraviglioso mondo de’ “La Neve se ne frega

La neve se ne fregaBen ritrovati a tutti voi, amici!  Dopo circa un mese, Internet Cafè è ritornato in onda ed in questo spazio scritto, dove la vostra presenza calorosa continua a farsi sentire. Per questo, vi ringrazio di cuore perché davvero ci avete scritto delle storie interessanti ma soprattutto vere. Molti di voi, temono di essere banali; in realtà siete profondi, sinceri, ci scrivete con il cuore e questo, non solo si nota ma colpisce tutti noi di LigaChannel. Per citare alcuni esempi, Matteo in diretta telefonica con Elisa a “La Musica fa sempre il proprio Dovere” ha parlato del suo cambiamento professionale: da vice-capo negozio ad animatore di villaggio alle Maldive dove si è appena trasferito e rimarrà sei mesi. Con lui, proprio perché “l’amore conta”, anche la fidanzata Greta, che ne approfitterà per studiare la barriera corallina. La nostra amica Surbi, ci ha scritto che sta lasciando un lavoro sicuro per realizzare il grande sogno della sua vita, quello di aprire una libreria nel suo paese. Da adessoinpoi80, invece, riferendosi a “Fuori e Dentro il Borgo” ed alle domande che Internet Café vi aveva rivolto, ci ha raccontato la storia di Sor Antonio, un personaggio particolare e “mitico” come certuni dei racconti di Luciano.
Comunque, Internet Café riparte alla grande con un libro che sono sicura conoscete alla perfezione e che, per i suoi argomenti interessanti, il suo stile originale, avete apprezzato come lo abbiamo fatto noi. Infatti, questa volta, entriamo nel meraviglioso mondo de’ “La Neve se ne frega”.

Dunque, il primo romanzo del Liga. Pubblicato nel 2004, è stato subito un successo. Ho deciso di proporre quest’opera perché ricca di spunti interessanti sui quali riflettere e che già tanti di voi ci hanno segnalato con le proprie mail. Innanzi tutto, come dice Difo nel capitolo 19°, una cosa ci insegna “La Neve se ne Frega”: a ribaltare il nostro punto di vista, provando a guardare alla vita con un’ottica “al contrario”. Infatti, nel primo romanzo del Liga, si nasce in quella che per noi è la fase finale della nostra esistenza e si vive a ritroso, morendo a zero anni. Secondariamente, l’ambientazione: una sorta di paese ideale, dove tutto è regolato da un protocollo infallibile, il Piano Vidor, che è pur sempre un modello e qualche pecca ce l’ha. Terzo, l’assoluta mancanza di privacy e l’imposizione dell’adulterio come elementi di stabilità sia della quotidianità che della vita di coppia; poi, la scelta dei nomi, in base alla quale l’uomo è assolutamente identificato con il proprio mestiere. Infine, sottolineo che “La Neve se ne Frega” è soprattutto un’appassionante storia d’amore, con tutti gli aspetti positivi e negativi, che l’unicità di questo sentimento comporta.

Si accennava alla prospettiva del pensare al cammino esistenziale, invertendo il suo percorso. Un aspetto davvero originale, questo che ci illustra il primo romanzo di Luciano. Difo nasce a 79 anni, Natura a 81. Fin dall’inizio, sanno quanto vivranno. Detta così potrebbe far comodo conoscere gli anni a disposizione per godersi la vita e sicuramente, una tale consapevolezza  permette di sfruttare al massimo ogni istante, senza la frustrazione dell’incognita che per noi c’è, sul tempo a disposizione. Tuttavia, il rovescio della medaglia è molto chiaro e devastante: in “La Neve se ne Frega”, nessuno nasce nel senso “classico”del termine ma fuoriesce anziano, da una bolla fattrice. Proprio per questa ragione, il miracolo stupendo della vita è completamente annientato così come lo è il senso più profondo dell’amore, ovvero la possibilità di generare un essere umano. Se ci pensate bene, questo aspetto è davvero tragico perché ogni vivente, in quanto tale, dalla natura agli animali, all’uomo, si riproduce. Allora, è più che giustificabile, il grande dubbio di Difo, che in continuazione si chiede se è una macchina o una persona. E voi? Preferireste conoscere la quantità di anni a disposizione per essere certi di viverli pienamente o accettare l’incognita del ciclo tradizionale nascita-vita-morte? Come vi sentireste al posto di Difo: uomini o macchine? E, si può essere felici, vivendo senza riprodursi?

Il secondo argomento sul quale rifletteremo insieme, è l’ambientazione del romanzo. Non si sa il nome della città in cui Difo e Natura abitano. Si sa solo che è una città perfetta: spazi abitati e spazi verdi in giusta misura; case moderne ed ipertecnologiche, comforts per tutti o quasi (solo i prigionieri del livello Opal, ne hanno meno degli altri); bassissimo tasso di suicidi ed omicidi; natura rigogliosa; rispetto delle stagioni, nessuna disuguaglianza sociale. Tutto ciò grazie al Piano Vidor che dota i cittadini degli stessi diritti ma anche doveri ed è proprio questo aspetto che evidenzia qualche pecca del modello. Come dice il detenuto Opal a Difo sotto la neve, un modello in quanto tale, non può andare bene per tutti. A Difo e Natura fa difetto: essi sono più umani degli altri, in virtù di un amore talmente profondo e di una sessualità così vera, che il Piano Vidor impone loro degli adulteri lesivi dell’ interiorità ed intimità; ma soprattutto impedisce loro di essere totalmente umani, non potendo procreare. E’ come se Luciano volesse dirci che vivere seguendo le ricette di altri, svilisce e mortifica perché a un certo punto, non ci riconosciamo. Vi ricordate la pagina di qualche settimana fa apparsa su ligachannel.com dove ci ha parlato di cool e hot?

1984 George OrwellIl terzo argomento del primo romanzo di Luciano, è la mancanza di privacy che il Piano Vidor impone, proprio per garantire un’esistenza il più possibile perfetta. In realtà, l’uso di telecamere e satellitari sempre in funzione, crea davvero quel clima da “Grande Fratello” che come si vede nel reality show più famoso d’Italia, non è sempre facile reggere. L’uomo è stato fatto libero, privacy non è altro che sinonimo di libertà. In “La Neve se ne Frega”, pare esserci illustrato un forte paradosso: contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, il progresso, invece di avvicinarci a forme migliori di democrazia, porta improvvisamente in un’altra direzione, ben più pericolosa: quella della dittatura. Se infatti progredire significa essere monitorati in ogni istante della nostra vita per evitare ribellioni, incidenti, malattie, disuguaglianze, l’arbitrarietà dell’uomo nel gestire se stesso è eliminata. E’ pure quanto sosteneva il romanziere inglese George Orwell, che nel 1949 pubblicò “1984”, un romanzo definito anti-utopico dove l’individualità è totalmente annientata da un “Big Brother”, un dittatore che ha pieno controllo delle azioni e dei pensieri dell’uomo, attraverso raffinate tecniche di sorveglianza. Orwell ha scritto quest’opera nel 1948 e le ultime due cifre ribaltate, hanno fornito il titolo, a dire che il futuro dell’umanità va verso i regimi totalitari.

Un altro aspetto originale de’ “La Neve se ne Frega”, è la scelta dei nomi. All’inizio Difo, Vipa, Famo, Prosca, possono apparire dei nomi senza senso. In realtà, Liga ha identificato i suoi personaggi con il lavoro che svolgono. Difo è un direttore della fotografia, Vipa è una vigilante dei parchi. Allora, vale davvero la pena di tornarsi a chiedere insieme a Difo, se nel mondo ideale di questo romanzo, si è macchine o uomini. Perché se davvero l’uomo contasse qualcosa, forse il Piano Vidor lo battezzerebbe con elementi del suo carattere. Emerge anche che per la società del futuro, l’individuo in quanto tale, non avrà più valore ma sarà più o meno importante in base alle mansioni che svolge. Voi che ne dite? Vi piacerebbe essere chiamati Imco (impiegato commerciale) o Ined (ingegnere edile) o Opme (operaio meccanico)? Non trovate che in fondo i vostri nomi vi siano stati messi con la speranza che esprimessero un lato del vostro carattere ma soprattutto che siano stati scelti con amore dai vostri genitori? Se ci sono delle “Federiche” che ci seguono, a loro chiedo se hanno mai provato a pronunciare lentamente il proprio nome, notando che vi è una progressiva apertura delle vocali. Io, per esempio, mi sento una persona aperta, sia di carattere che di mentalità. Comunque, sapete che Internet Café è sempre molto affamato delle vostre opinioni che potete lasciare qui di seguito.

Vi avevo accennato all’inizio che “La Neve se ne Frega” è soprattutto un grande romanzo d’amore. Non so voi ma a me, il rapporto tra Difo e Natura ha fatto “invidia” tanto è profondo il loro essere coppia, e anche commuovere nell’immagine finale di lei, estremamente materna, che accoglie il volto di lui sulla sua spalla, alla fine dei giorni di Difo. Così come toccante è la prospettiva della loro separazione: Difo dice che non ha paura di morire perché aspetterà Natura in un’altra vita.  Mi ha colpito molto, pure lo stile in cui Liga li ha ritratti nei capitoli finali: Difo e Natura sono esseri delicati e nobili perché hanno vissuto mettendo sempre l’amore reciproco al centro della loro esistenza. Che altro aggiungere? Credo che a questo punto, ognuno di voi, si sia fatto le proprie idee. Però un’ultima cosa la possiamo dire perché mi pare che Luciano l’abbia già detta chiaramente in questo romanzo: possono cambiare i tempi, le regole, i sistemi politici ma l’uomo vero è colui che ricerca e ritrova se stesso nell’amore, nell’istinto alla sessualità, nel desiderio di riprodursi. Se continuerà ad avere fiducia in questi valori, non potrà mai essere una macchina.

Con queste parole, Internet Cafè vi saluta, vi dà appuntamento alla prossima settimana ma ovviamente, aspetta le vostre impressioni e suggerimenti sul sito, nell’apposito spazio dedicato a questa rubrica. Io vi ringrazio nuovamente per tutte le testimonianze che ci avete inviato e vi lascio con una bellissima frase tratta da “La Neve se ne Frega”:

“(…)Ridiamo come solo i più fortunati riescono a fare. Ridiamo di cuore(…)”

Giovedì, 4 maggio 2006