Venerdì, 23 febbraio 2018

12 e 13 febbraio, "CERTE NOTTI" al Teatro della Luna (MI)

"CERTE NOTTI", lo spettacolo di Aterballetto, con canzoni di Luciano Ligabue, coreografie di Mauro Bigonzetti, scene e videoinstallazioni di Angelo Davoli, sarà in scena sabato 12 e domenica 13 febbraio al Teatro della Luna di Milano.

Lo spettacolo -  interamente basato su musiche, poesie e dialoghi da film di Ligabue - dopo essere stato presentato in anteprima a Verona il 25 settembre 2009, in contemporanea con le dieci notti in Arena di Luciano (leggi il diario di bordo), e dopo un'applauditissima premiere al Teatro degli Arcimboldi di Milano (leggi l'articolo), sta continuando il proprio tour nei maggiori teatri d'Italia riscuotendo un grandissimo successo di pubblico e critica.

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IMPORTANTE: Gli utenti LigaChannel e barMario che si presenteranno nei punti vendita Ticketweb e al botteghino del Teatro della Luna (via G. di Vittorio, 6 Assago MI) presentando la stampa di questa pagina potranno acquistare da 1 a 4 biglietti di poltronissima al prezzo speciale di € 29 cadauno, compresa la prevendita (40% di sconto circa rispetto ).

Luciano parla di "CERTE NOTTI"
Bisogna mettersi il cuore in pace. Non esiste un essere umano a cui piaccia esattamente tutta la stessa musica che emoziona qualcun altro.
Nei casi più estremi ci può essere parecchia musica che piace ad entrambi. Di sicuro mai tutta. Certo, uno dice, questo vale per qualsiasi espressione artistica.
Ma se la maggior parte delle opere d’arte viene assimilata attraverso gli occhi (letta, contemplata ecc.), nel caso della musica bisogna fare i conti anche con una variante in più: la fisica.
Perché, come è risaputo, si tratta di vibrazione. E in quanto tale, la risposta di ognuno ai suoi richiami non è soltanto del cervello e dell’anima, ma è una risposta di tutto il corpo.
È per questo che gli effetti della musica (e, se possibile, ancora di più quelli delle canzoni) sulle persone sono così soggettivi, vari, ed eventuali. Perché le si risponde ognuno con la propria interezza. Ecco allora la risposta intera (fisica, mentale e dello spirito) di un grande coreografo e di una prestigiosa compagnia di danza ad alcune delle mie canzoni. Dove il corpo non deve soccombere a testa e anima ma viene trattato alla loro stregua. Dove, anzi, si serve di loro.
Dove si fa meravigliosamente impudente con la propria bellezza e armonia.
Slancio, spregiudicatezza, sfide alla gravità. Estensione, battito, respiro, sensualità.
Dove, insomma, il corpo dimostra di avere tanti segreti da svelare.
Soprattutto quelli che conosce della musica.

Mauro Bigonzetti (il coreografo)
La musica che esce da una radio e rompe il silenzio provocato dal rumore sordo e monotono del motore, i raggi dei fari che tagliano l’oscurità e concedono un passaggio attraverso il paesaggio che si nasconde dietro il velo della notte, un paesaggio che esiste da sempre, che è li già da molto prima di noi, che forse conosciamo bene, che vive dei suoi infiniti volti e respiri, ma che, immerso nel silenzio della notte diviene il luogo della nostra immaginazione, delle nostre inquietudini e dei nostri sogni, un paesaggio che si ridisegna totalmente.
Questa, semplicemente questa è l’idea di questo lavoro, un cammino attraverso la notte intesa non come un’oscurità reale e mentale, ma assaporata come rigeneratrice di una realtà intima, personale, come il buio che precede l’apertura di un sipario, momento magico che ci sospende e ci spinge entro il luogo in cui il reale ed il consueto si trasformano, dove tutto, le nostre ansie, le nostre passioni, le nostre gioie si materializzano, dove tutto il reale si ripresenta con valori diversi.
Questa notte dovrà essere come un treno preso al volo senza conoscere la fermata in cui scenderà dovrà essere il luogo delle nostre possibilità ed insieme delle nostre sconfitte, il luogo delle nostre solitudini e contemporaneamente delle nostre condivisioni dovrà, insomma, rivelarsi come grande metafora di un palcoscenico o, forse, sarà il palcoscenico ad offrirsi metafora a questa notte?

la scheda dello spettacolo

Giovedì, 3 febbraio 2011