Mercoledì, 18 luglio 2018

I racconti di Genova e Condor

Fuori e Dentro il BorgoL’appuntamento di aprile con il nostro spazio è riservato all’approfondimento di altri due personaggi “mitici” raccontati da Luciano in “Fuori e Dentro Il Borgo”. Il primo estratto si trova a pagina 66 dell’edizione Tascabili Baldini & Castoldi: “Merry Christmas, Genova!”. Enrico Genova abitava nel borgo del Liga ed era noto per essere un incallito fans del tappeto verde del casinò di Venezia. Ci soffermiamo su questo racconto perché presenta un altro di quei tipi “imperfetti” a cui Luciano guarda con grande affetto, senza condannare e quasi a sottolineare che tutti noi abbiamo vizi e virtù. Fin dalle prime righe appare chiaro che Genova è un giocatore conscio del suo status, e da buon tossicodipendente delle carte, sa che “non si può permettere il lusso della vergogna o del principio” e “quello che combinerai per comprarti il diritto di stare al tavolo, sarà sempre condannato dai tuoi, sarà fonte di difficoltà, guai, umiliazione e derisione, (…) sarà a volte illegale”.

E Genova di guai ne ha fatti passare tanti alla sua famiglia: ha dilapidato il loro patrimonio, costringendoli a trasferirsi in una casa piccola e triste, con la promessa, mai mantenuta, di smettere. Il Liga ci racconta che Genova era così conosciuto e “benvoluto”al casinò di Venezia, che la direzione gli mandava gli auguri di Natale e lui stesso ammise che in laguna, la sua auto ci andava da sola. Nelle sue incursioni al tavolo verde era talvolta accompagnato da Valvoline, un amico correggese che ebbe l’opportunità di vederlo all’opera. Come ogni giocatore, Genova al tavolo gioco si trasformava: era brillante e sereno, dava mance a tutti gli inservienti, talvolta andava in trance, sembrava addirittura un nobile. Per un periodo cercò anche di “disintossicarsi” e di avere un lavoro normale ma durò poco, perché la tentazione del gioco era sempre più forte di tutto. “Diventò rappresentante di salumi- scrive il Liga. Con un furgone carico d’insaccati vari, girava l’Italia nel tentativo di convincere qualche grossista. Durò poco”.

Tavolo da giocoPer qualche tempo mancò dal borgo, e, da una rapina in una gioielleria saltò fuori che c’era stato uno scambio di persona e la vittima predestinata, in realtà, non era l’orefice ma lui. Un regolamento di conti di cui non si seppe mai come andò a finire. Tutto ciò che s’imparò successivamente è che Genova sposò una brava ragazza, grande lavoratrice, ma non smise completamente di giocare perché come ha appuntato il Liga: “Le ha promesso una zampata settimanale nel cestino dei risparmi”. Insomma, dietro ad un racconto dai tratti divertenti, c’è una storia più triste, di dipendenza. Genova, come tutti i giocatori, i drogati, gli alcolisti, i fumatori, ha bisogno di una sostanza e, nel suo caso, stravolge la normale routine quotidiana per giocare. Non ha un lavoro, né lo vuole perché in fondo, ce l’ha già: vincere alla roulette è la sua professione.

Mi ricordo di un amico che ha fatto il giocatore di poker professionista per anni. Era talmente dotato per il gioco, che personaggi altolocati della sua città, lo incaricavano di vincere al tavolo verde, per loro. E lui puntualmente vinceva tanto, ma altrettanto perdeva: ha perso cose e soprattutto affetti preziosi: gli amici di sempre, la ragazza che amava i cui genitori le hanno impedito di stare con quello che loro definivano un buono a nulla; ha perso un padre che fino alla morte era consapevole del tremendo vizio del figlio. Ora, questo ragazzo ha sfruttato la sua astuzia e come dice lui “la capacità di anticipare le mosse dell’avversario” mettendola a frutto nella sua nuova vera carriera lavorativa dove si sta facendo strada. Però ogni tanto, racconta, cede a qualche partita a poker sul computer aiutando gli amici a vincere i tornei virtuali.

L’argomento è sicuramente delicato e la richiesta di raccontare qualcosa di personale in merito potrebbe risultare un po’ invadente. Se tuttavia qualcuno di voi ha avuto un’esperienza analoga a quella di Genova o anche altri tipi di dipendenza forte, non solo riferita al gioco, e ha voglia di raccontarlo saremmo ben lieti di poterlo leggere insieme. Se non proprio direttamente, magari avete avuto una situazione che ha coinvolto un amico, un conoscente o magari vi è stato chiesto aiuto e il vostro intervento ha portato benefici alla persona che aveva bisogno.

L’altro personaggio singolare, tra i tanti che popolano i racconti di “Fuori E Dentro il Borgo”, è Condor di “Condor contro tutti”. Liga ci introduce questo brillante venticinquenne, macellaio di professione, dotato di perfetto savoir faire con le donne, ma soprattutto di ottima memoria. Infatti al Condor bastava leggere una volta sola, per immagazzinare tutte le informazioni su ciò che approfondiva. Il risultato fu, che venne coinvolto dal Liga e dai suoi amici in scommesse e gare per poter guadagnare qualche soldo. “Un cavallo del genere- scrive il Liga- va fatto correre, puntandoci sopra”. Fu così che vinsero la gara dei camion di cui il Condor, rigorosamente senza vederli ed ascoltandone soltanto il rombo del motore, doveva indovinare marca e modello. Lo fece anche con gli orari dei treni ed infine con le motrici.

Motrice TrenoIn questo caso fu il Condor a proporre di organizzare un duello con un esperto di treni proveniente da S. Agata Bolognese. Si trovarono alla stazione di Reggio Emilia. Inizialmente, siccome nessuno dei due sbagliava colpi, si decise di proseguire ad oltranza e fu a quel punto, che il Condor - così sembrava - sbagliò a scrivere un numero di motrice, con conseguente perdita della scommessa da parte dei correggesi. “All’ottavo o nono - scrive Luciano - della sequenza a oltranza, il Condor, invece di scrivere 626 casseruola, scrisse 266 casseruola”. In realtà, Liga ci spiega che Condor fu il più furbo di tutti perché il tipo di S. Agata non era esperto di treni ed era sempre il Condor che scriveva i numeri delle motrici. “Se quei due dormiveglia dei miei amici avessero controllato meglio i biglietti dei due indovina-treni, avrebbero visto che erano entrambi scritti con la stessa calligrafia: quella del Condor”. L’astuto macellaio aveva gabbato la comitiva del Liga, facendo un patto con gli sconosciuti che gli avevano lasciato la maggior parte del bottino della scommessa.

Del Condor si può dire che faceva onore al suo mestiere: certamente aveva il senso del commercio e degli affari e verrebbe proprio spontaneo affermare che l’abito non fa il monaco: un semplice macellaio l’ha data in barba a dei ragazzi che all’epoca studiavano e forse pensavano di essergli superiori. Chissà se anche i vostri borghi sono popolati da personaggi come il Condor, talmente furbi da avervi almeno una volta, sorpreso. Ricordo mio nonno materno, che anziano e cieco, capiva sempre se qualcuno raccontava bugie. Una volta da bambina, volevo uscire dal cortile di casa e mentre rassicuravo il nonno della mia presenza accanto a lui, ho aperto il cancello automatico, assolutamente silenzioso. Da uomo navigato, attento, ed oggi direi “con un udito infallibile”, capì le mie intenzioni e mandò all’aria i miei progetti poco onesti. Magari qualcuno di voi ha nonni altrettanto “allergici alle fregature” oppure siete voi stessi furbi ed arguti come il Condor.

LigaChannel attende le vostre storie e ricorda che il prossimo appuntamento con Internet Cafè in Radio è fissato per martedì 8 maggio. Buona Pasqua a tutti!

 

Martedì, 3 aprile 2007