Lunedì, 18 novembre 2019

14/10 Varese: il racconto di Marcello

racconto VARacconta il tuo concerto di Luciano a teatro, inviando un email a: teatri@ligachannel.com

Sono passati 140 giorni dall'ultima volta. Allora era Milano, oggi Varese. Allora avevo intorno sessantamila persone pronte ad ascoltarti, ora siamo soltanto 1200. Allora avevo sotto i piedi scomode assi di legno riscaldate dal Sole che anticipava l'estate, oggi posso sedermi su una confortevole poltrona, tanto da farmi sembrare tutto troppo facile, quasi immeritato.

Non sono servite 12 ore di coda, il mio volto e quello di chi mi circonda non è velato della stanchezza accumulata nell'arco della giornata. Il concerto è però un concentrato puro di emozioni, come l'ultima volta, come ogni volta. E non importa che intorno ci sia un palazzetto, uno stadio o un teatro, tu riusciresti a far cantare chiunque persino in mezzo a una strada, solo con la tua chitarra e le tue emozioni. Oggi ho dimenticato a casa l'orologio, non mi succedeva da anni, ma forse è un segno del destino. Il tempo, in fondo una stupida convenzione, trascorre in modo diverso. I secondi diventano minuti, i minuti ore, le ore un'eternità. Perchè le emozioni, quelle profonde, ti aprono il cuore, entrano, si impossessano di te. Il tempo può aspettare fuori.

Quando si apre il sipario tu sei così vicino da mettermi soggezione, da farmi agitare al solo pensiero che tu mi veda lì. Sei vicino, come l'ultima volta, più dell'altra volta. Inizi a cantare "Sono qui per l'amore" con la tua compagna di avventura e noi ti accompagnamo sotto voce, per timore che la cosa non ti piaccia. Subito dopo però ci conforti, ci dai il permesso di scatenarci come preferiamo, ci fai ridere ed emozionare. E ad ogni canzone noi siamo lì, cantiamo insieme a te, proviamo le tue stesse emozioni. Tu ogni tanto ci guardi e sorridi, a certe emozioni non credo ci si abitui mai. Le note seguono il ritmo imposto da Robby, che si alterna tra batteria e percussioni. Le note scivolano sul contrabbasso e sul basso di Rigo con un suono duro, che allo stesso tempo però cattura le orecchie e non le abbandona. Le note volano tra le mani e l'enorme strumentazione di Josè, tra leggiadria e stupore. Le note ridono mentre Mel ci mostra che le sue doti con il sax sono notevoli, per poi tornare alla chitarra, quasi a volerci dimostrare di essere un polistrumentista fenomenale. Le note si stupiscono quando Mauro Pagani (unico termine: fenomeno) cambia strumento più volte all'interno della stessa canzone, le note sognano quando suona il violino e ci addolcisce l'animo e il cuore. Le note cantano, anche se può sembrare impossibile, quando tu canti, ti seguono e si perdono in qualche sogno, lasciandoci però il cuore colmo di emozioni. Una scaletta incredibile, alcune canzoni che mai mi sarei aspettato in teatro.

Ho avuto i brividi quando cantavi "Non è tempo per noi", mi sono commosso quando vedevo il tuo volto serio e provato in "Lettera a G", avrei voluto gridare quando la batteria ha iniziato a suonare "Urlando contro il cielo".

Sarei noioso a prolungarmi nell'elenco delle canzoni, non riuscirei a scegliere le migliori e nemmeno le peggiori. So solamente che "ho perso le parole" quando sono uscito dal teatro e in macchina, mentre tornavo a casa, ho discusso con un amico su come fosse possibile una performance di così alto livello. Non ti abbiamo sottovalutato, non ci saremmo mai permessi. Ma non ho trovato giustificazioni per un concerto così intriso di brividi. Ma le emozioni non hanno bisogno di giustificazioni.

Un'ultima menzione alle poesie. Senza addentrarmi in un commento approfondito, posso soltanto dire che trattavano di argomenti forti con parole quasi "semplici", hanno lasciato il segno, questo è sicuro. E ripenso a ciò che ho letto su un giornale pochi giorni fa: "Ligabue diventa anche poeta...". Il poeta è un artista che apre il proprio cuore per condividere i propri sentimenti con i lettori. Il poeta è un uomo che scrive per sè stesso, ma lascia il segno sull'animo degli altri. Il poeta è un immortale che permette a molti di provare emozioni indescrivibili. Tu da 16 anni ci fai provare emozioni. Tu poeta lo sei sempre stato...

Grazie

Marcello

Lunedì, 16 ottobre 2006