Venerdì, 19 luglio 2019

28/11 Catania: il racconto di Claudia

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Conto i mesi che ci separano, poi i giorni, le ore, e arrivo.
Arrivo in macchina, con tutta la mia fretta di vedere, con tutta la mia fame
di emozioni, con tutta la stanchezza del mio giorno che adesso svanisce, lo sento.
Arrivo in macchina, in strade non mie, tra nomi di vie lontane e un po’ più vicine
– perché forse ci siamo, o così sembra - .
Arrivo in macchina – finalmente – davanti al teatro, quello
giusto. Guardo dentro: facce in attesa come me, canzoni che riempiono
le bocche e poi straripano un po’.
Mancano solo due ore e mezza, c’è il teatro intorno e tu sarai poco più in là, dentro, chissà dove.
Non ti vedo. So che ci sei ma non ti vedo.
Passeggio nelle strade fresche – sono un po’ nervosa ed un motivo ci sarà – sbircio il cielo che sembra
commuoversi. Piove. Qualche goccia. Mancano pochi minuti. Entro.
La mia fila, la mia fila così vicina, il mio posto così perfetto, ed il
sipario ancora chiuso – e tu ci sei, ma non ti vedo - . I biglietti e
le mie mani giocano, ballano, fremono con me.
Il sipario ancora chiuso e la luce sempre accesa. Qualche parola, qualche brivido che già
arriva. Poi c’è Mauro, lo vedo!, con qualche brivido in più.
Entra Giovanni Allevi, ancora sconosciuto alle mie orecchie, ormai
indimenticabile. Si richiude il sipario. Qualche nota nel cuore, che
prende appunti mentre l’anima canticchia.
Si abbassano le luci.
Adesso ci sei, e ti vedo. Impazzisco.
Vorrei correre e urlarti ogni mio grazie, ma non finirei mai.
Vorrei correre e abbracciarti, ma mi trattengo.
Mi avvicino un po’ di più, questo sì. Allora si canta. Le
poltroncine ondeggiano con noi, le sento sussurrare ogni canzone, le
sento agitarsi, poi, finalmente, le guardo saltare, gridare. Non ce la
fa il teatro a tenerci fermi, non ce la fa la security ad
allontanarci. Siamo tutti là, sotto il palco, così vicini a te. Mi
mancano pochi metri, allungo una mano ed urlo contro il cielo,
tutti i miei brividi – lacrimi e brividi, precisamente -.
Guardo in faccia Rigo, Mel, Josè, Roby, Mauro;
guardo in faccia te, guardo in faccia noi.
Che fossimo lì per l’amore, non c’era alcun dubbio;
e l’amore conta, altroché se conta.
Così finisce tutto, mi preparo ad un’altra attesa, alimento il mio ricordo, lo aggiungo ai più vecchi.
Ormai ti ho dentro.

Senza più voce, né parole,
solo GRAZIE

Claudia

Mercoledì, 29 novembre 2006